Il cyberbullismo, quindi, consiste in un fenomeno dato da una pluralità di comportamenti possibili, realizzati per via telematica, e caratterizzati da un elemento soggettivo e da un elemento oggettivo. L’elemento soggettivo è rappresentato dalla volontà dell’autore di ridicolizzare, isolare o umiliare la vittima attraverso una serie di azioni opprimenti e persecutorie. L’inquadramento dell’elemento oggettivo, invece, è strettamente collegato alle caratteristiche della condotta dell’autore.
L’azione persecutoria deve innanzitutto essere reiterata nel tempo: ciò significa che non è sufficiente, per configurare un’ipotesi di cyberbullismo, un singolo episodio isolato.
In secondo luogo, la condotta dell’autore deve essere violenta, intesa come condotta attiva volutamente scorretta e dannosa per la vittima, non essendo cioè sufficiente un comportamento passivo come, ad esempio, ignorare. Tale condotta violenta, inoltre, non deve necessariamente consistere in un’aggressione fisica, ma può trattarsi anche di forme di violenza puramente psicologica. Infine, il legislatore non indica nessun requisito numerico in merito agli autori: i comportamenti dannosi possono essere tenuti da un singolo come da un gruppo di persone.
Capiamo quindi che l’utilizzo di questi strumenti per porre in essere comportamenti umilianti e lesivi tendenzialmente causa una diffusione pressoché incalcolabile del fenomeno, amplificandone il carattere degradante e quindi la sofferenza della persona colpita. Si pensi, come esempi illustrativi, all’invio continuo di messaggi minatori, alla diffusione di fotografie o contenuti umilianti riguardanti la vittima ad un numero potenzialmente illimitato di persone, ai commenti diffamatori od offensivi. A ciò si aggiunga il fatto che gli atti di cyberbullismo, a differenza del bullismo nelle aule scolastiche, possono essere compiuti in modo del tutto anonimo, ad esempio attraverso la creazione di account falsi sui social, e non hanno nessun limite spaziale o temporale, rendendo difficile arrestare il fenomeno e reperire gli autori.
Con un computer o uno smartphone, il bullo può reiterare le proprie condotte dannose anche ogni giorno, a qualunque ora e in qualunque luogo si trovi, rendendo estremamente difficile per la vittima sottrarsi, facendola cadere spesso nello sconforto e nella convinzione di non avere alcuna via di uscita.